Note esplicative sul questionario della FFII

Libertà di pubblicazione

Come chiunque può improvvisarsi scrittore e scrivere un libro, così tutti, volendo, possono fare i programmatori. A differenza dello scrittore però, il programmatore non scrive nella sua lingua madre (o in una lingua straniera) ma in un linguaggio di programmazione. Il risultato del suo lavoro è chiamato codice sorgente ed è qui che risiede tutto il valore del programma, come il valore di un libro risiede nella giustapposizione delle parole con cui è scritto. Pubblicare un programma significa quindi, per analogia, pubblicare il suo codice sorgente.

A nostro avviso è necessario che la legge sancisca chiaramente che ognuno ha il diritto di pubblicare il proprio lavoro, programma o meno, senza che un detentore di brevetti possa impedirglielo: sarebbe come vietare la pubblicazione di libri su un determinato oggetto in virtù del fatto che tale oggetto è brevettato!

Libertà di interoperazione

La principale attività di un computer è 'comunicare': al suo interno comunicano tra loro i vari componenti, all'esterno comunica con stampanti, fotocamere digitali, casse acustiche, ecc., in scala più grande comunica invece con altri computer (basti pensare che Internet non è altro che una rete di computer che comunicano tra loro). Tale attività di comunicazione, che può essere più propriamente chiamata 'interoperazione', è regolate da insiemi di regole chiamati protocolli.

Dare i protocolli in pasto al sistema dei brevetti significherebbe creare monopoli: sole poche grandi aziende avrebbero il diritto di usarli e realtà come quella di Internet sarebbero impossibili, giacché la loro stessa ossatura è l'interoperazione. È pertanto nell'interesse di tutti (aziende e comuni cittadini) che sia considerato giusto l'utilizzo dei protocolli ai fini dell'interoperazione. In tal modo, infatti, si incentiva una libera concorrenza tra i produttori, di cui indubbiamente tutti beneficiano.

TRIPs e "tecnologia"

Il trattato internazionale TRIPs (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights - Aspetti dei diritti di proprietà intellettuale in ambito commerciale) considera legittimi i brevetti per invenzioni "in tutti i campi della tecnologia". Tale regole è chiara e semplice e tutti i Paesi la seguono, traendone vantaggio, tuttavia, dato che non sempre i brevetti giovano al progresso, è d'uopo porre dei limiti e definire compiutamente cosa si intende per "campo della tecnologia".

Si prenda come esempio l'elaborazione dei dati: comprende numerose cose, dalla contabilità e fatturazione all'ordinamento dei messaggi nelle caselle di posta elettronica, e gli stessi computer sono macchine atte all'elaborazione dei dati. Ebbene, il trattato non dice che questa non deva essere considerata un "campo della tencologia", dunque è compito della legge farlo.

EPC (European Patent Convention - Convenzione europea sui brevetti) e "tecnico"

La legge sui brevetti non specifica quali raggiungimenti sono da considerare invenzioni (e quindi brevettabili), bensì quali non lo sono (ad esempio i metodi matematici), affinché non vengano a trovarsi escluse invenzioni prima non contemplate.

I raggiungimenti che non sono invenzioni hanno in comune la mancanza di un "carattere tecnico". Gli esaminatori dei brevetti, esaminando le applicazioni di questi, cercano sempre tale carattere in quanto, se manca, non devono cominciare lunghe e faticose valutazioni di novità e inventiva. Ciò appare anche tra le direttive degli uffici brevetti ed è spesso menzionato nei lavori preparatori della legge.

Dato che l'obiettivo del sistema brevettuale è di promuovere il progresso - e non di ostacolarlo! -, è ragionevole restare fedeli alla vecchia regola: solo soluzioni che richiedono l'applicazione di conoscenze sulle scienze naturali applicate (o forze della natura) devono essere brevettabili. Ciò non esclude la possibilità di usare un computer o un programma per computer in una specifica implementazione, tuttavia l'invenzione deve essere altrove.